Un inizio 2015 interessante per Bitcoin in Italia

Negli ultimi giorni ha fatto discutere l’uscita di una comunicazione ufficiale della Banca d’Italia (accompagnata da un documento della relativa Unità di Informazione Finanziaria) in tema Bitcoin. Per un dettagliato e qualificato parere di merito rimando alle analisi degli esperti di CoinLex (sono già usciti post di Paolo Luigi Burlone e di Stefano Capaccioli sul secondo documento, mentre è in edicola con Italia Oggi un intervento di Capaccioli sul primo). Consiglio di leggere, inoltre, l’analisi della Bitcoin Foundation Italia.

Io mi limito a constatare come, da un lato, un certo atteggiamento di ostilità verso questa tecnologia da parte di una banca centrale sia scontato e banale quanto l’eventuale atteggiamento di ostilità di una compagnia postale statale nei confronti dell’emergere di alternative come l’e-mail. Del resto è più che comprensibile: non si tratta semplicemente di una sfida ad un monopolio legale consolidato, ma di un vero e proprio cambio di paradigma tecnologico in grado, in prospettiva, di ridurre negli anni il monopolista attuale ad un ruolo residuale. Questa potrebbe sembrare una folle previsione da profeta apocalittico, ma è realisticamente ciò a cui si riferisce la comunicazione stessa quando parla di “[rischi rilevanti] per l’integrità e la stabilità del sistema finanziario e del sistema dei pagamenti”. Che credibilità può avere, in definitiva, il parere di un incumbent rispetto a esperimenti di concorrenza pericolosi per la sua stessa sopravvivenza?

Le uscite della Banca d’Italia sono interessanti anche per un altro verso: si pongono come esempio da manuale di cosa andrebbe evitato per trattare il tema con un minimo di chiarezza terminologica. In esse infatti si segue la discutibile moda di identificare il bitcoin come una “valuta virtuale”: oltre a superare addirittura gli slanci di noi entusiasti definendo “valuta”, nel contesto di un documento tecnico e ufficiale, qualcosa che per il momento non può essere considerato tale sotto molti punti di vista, gli studiosi della banca centrale qualificano la commodity sintetica in questione come “virtuale”, in contrapposizione evidentemente a valute “reali” come l’euro e il dollaro. Ma la distinzione è del tutto fuorviante: le stesse valute nazionali a corso legale sono infatti sostanzialmente “virtuali”! La grandissima parte degli euro circolanti esistono solo come bit all’interno di sistemi informatici, e non certo come banconote cartacee o monete metalliche. La vera differenza risiede semplicemente nella struttura dei suddetti sistemi (i server centrali di un cartello di banche nel primo caso, una rete decentralizzata globale e libera nel secondo) e nell’identità di chi può modificare i suddetti bit  (burocrati di una banca centrale nel primo caso, solo i legittimi proprietari di ciascun portafogli nel secondo).

Dall’altro lato, però, voglio anche sottolineare come seguire attentamente uscite di questo tipo, per quanto scontate, banali, prevedibili e poco significative, sia estremamente importante per chi sta iniziando a lavorare nel settore: se nel lungo termine l’innovazione quasi sempre vince e i monopoli legali vengono infranti, nel breve questi ultimi possono anche scalciare a sufficienza da distruggere avventure imprenditoriali, carriere, idee e progetti di singoli attori (si vedano ad esempio le recenti vicende di alcuni autisti Uber). Alcuni amici hanno paragonato l’oggettività di un parere espresso da Banca d’Italia su Bitcoin a quella che può avere un parere espresso da Microsoft rispetto a Linux, ma credo che quest’ultimo paragone non sia calzante quanto quello precedente tra Ministero delle Poste ed e-mail: soprattutto perché Microsoft non aveva il potere di vietare l’utilizzo di Linux per legge, o almeno non direttamente. Occorre essere informati, attenti e possibilmente connessi con i settori più stantii, se si vuole lavorare nei settori più innovativi senza troppi rischi di farsi male.

Se il gennaio del panorama Bitcoin italiano si chiude con questi documenti, il mese di febbraio si apre con un certo interesse sul fronte della stampa nazionale: oltre all’uscita su Il Foglio del frutto di una mia chiacchierata con Luciano Capone sul tema ETF (già trattato qui), è fresco di stampa sulla versione cartacea di Wired Italia un bel reportage di Carola Frediani sulla community di bitcoiners italiani.

Ed è solo l’inizio! Il prossimo mese sarà costellato di molti appuntamenti, a cui dedicherò altrettanti post ma che inizio ad anticipare: la fondazione dell’associazione “AssoBIT” e l’inaugurazione del primo “Bitcoin Corner” italiano a Milano il 18 febbraio, un mio seminario su Bitcoin il 20 a Torino per la Scuola di Liberalismo, un altro il 25 a Lugano per la Camera di Commercio del Cantone Ticino, un altro ancora il 26 a Milano per ItaliaProfessioni. Stay tuned: a breve i dettagli.

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