BITCOIN E I SUOI NEMICI

Bitcoin non è una tecnologia “politicamente neutrale”. Si sono rivelate politicamente non neutrali anche innovazioni tecnologiche sostanzialmente prive di spinte ideali alle loro spalle, come la stampa a caratteri mobili, la polvere da sparo, la compressione musicale in formato mp3. Non è certo possibile fingere che sia neutrale una scoperta che nasce dall’humus culturale di decenni di cypher-punk, che rappresenta di fatto l’evoluzione di questo e che viene introdotta così.

Una recente discussione sul gruppo Facebook della community italiana (con la partecipazione, tra l’altro, anche di un parlamentare) ha visto una nuova contrapposizione tra i sostenitori della “crypto-rivoluzione” e chi non vede l’ora di avere per le mani un Bitcoin epurato delle sue caratteristiche più “oscure”, in modo tale che possa piacere a tutti: grande pubblico, giornalisti, politici, burocrati, magistrati, esattori, banchieri centrali. Un bitcoin “regolamentato”, anche se questo significa il venir meno dei punti distintivi stessi di un’innovazione che nasce per non essere regolamentabile (e quindi manipolabile, inflazionabile, tracciabile, sequestrabile, per certi versi anche “tassabile”).

La posizione di chi si contrappone a questa pretesa “evoluzione” della tecnologia verso un’inoffensiva moda tecnologica, simpatica a tutti e pericolosa per nessuno, è sintetizzata molto bene da questa intervista ad Amir Taaki. Ma gli sforzi di mantenere intatto il potenziale deflagrante dell’economia Bitcoin rappresentano solo una faccia della medaglia: quella vincente sul piano di una lenta battaglia culturale, ma del tutto inutile per proteggere, nel breve termine, i primi pionieri che si sono davvero messi in gioco in prima persona per rendere questa tecnologia una realtà di mercato. Per questo è un bene che, per esempio nel caso italiano, diversi esperti (fiscalisti, commercialisti, avvocati, giuristi), pur consapevoli del cambio di paradigma di cui stiamo parlando e abbastanza coraggiosi per abbracciarlo, stiano aiutando la comunità a fare i conti con i possibili attacchi che gli innovatori si possono aspettare, e sulle possibili contro-mosse.

Auto-citandomi poco elegantemente, riporto qui alcune frasi che sintetizzano la mia opinione a riguardo del dibattito in questione (se vlete gustarvela, la conversazione in realtà prosegue anche ora mentre scrivo, consiglio inoltre a tutti di tenere d’occhio anche il sito coinlex.it per lo “stato dell’arte” sulla realtà italiana, certamente periferica ma importante per diversi motivi, tra cui la presenza di alcuni imprenditori di rilevanza mondiale per il settore).

L’approccio “sincero” di chi tenta di spiegare a questa gente (quelli che vogliono “il regolatore che tutela il consumatore”) che sta per entrare nel museo delle strutture sociali obsolete e dimenticate, e l’approccio “paraculo” di chi si sforza di dialogare con loro, di capire per tempo quali danni hanno intenzione di fare e di provare a ridurli esercitando qualche tipo di influenza, non sono alternativi ma complementari. È una questione di preferenza temporale: le innovazioni tecnologiche che stanno nascendo lasceranno sempre meno spazio all’arbitro di politicanti e burocrati, ma questo avverrà in anni o, se va male, in decenni. Nel frattempo, però, gli innovatori che hanno investito tempo, energia, faccia e capitali in queste tecnologie non possono certo lasciarsi massacrare aspettando la cryptorivoluzione e il sol dell’avvenire. Servono entrambe le cose: da un lato un gruppo di professionisti che convince i politicanti a non creare leggi troppo dannose, e i burocrati/togati a non applicare in modo troppo dannoso le leggi esistenti, dall’altro una diffusa cultura che spiega ai singoli oggi, e pure alle imprese domani, come evitare a pie’ pari di avere a che fare con politicanti/burocrati/togati/esattori.

La tecnologia Bitcoin nasce contro un nemico. Che è il nostro nemico. Se poi vogliamo raccontarci che si tratta solo di una moda tecnologica come un’altra, ideologicamente neutra, e che da domani i commercianti di Silk Road saltelleranno per mano con i finanzieri, e i risparmiatori argentini andranno a bersi una birra con i banchieri centrali, e che una rete p2p è più efficiente di un sistema centralizzato (falso), va beh, raccontiamocelo. Ma la verità è che il pain da cui nasce bitcoin (e il motivo per cui è p2p, ovvero essere ANTIFRAGILE rispetto ad attacchi esterni, non essere efficiente e facile) è precisamente l’esistenza di un nemico. Poi sono d’accordo: il nemico, specie nel breve periodo, non si batte facendo i duri su facebook, ma facendosi furbi e fingendo di essere tutti amici. Per questo motivo la conversazione in corso è molto interessante, grazie al contributo di gente sveglia ed esperta.

Infine è importante che “il regolatore” capisca che il mondo è grande, i voli low-cost sono tanti, il tele-lavoro è facile e rimanere in Italia o in UE non è la prescrizione del dottore. Se si vuole fare sparire la strana anomalia che vede il territorio italiano pieno zeppo di notevoli talenti nel settore, non sarà così difficile esaudire il desiderio.

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