Dinosauri e meteoriti

Gli eventi degli ultimi due giorni non hanno fatto altro che darmi conferma di una mia opinione molto netta relativa alla questione Bitcoin: in questo momento, il mondo è diviso in due. Da una parte ci sono moltissimi di “colossi” della cultura, dell’economia, della finanza, del diritto e dei servizi che non hanno la benché minima idea di cosa sta per schiantarsi sulla loro testa, proprio come i dinosauri alla vigilia dell’impatto di quel grosso meteorite nel golfo del Messico, dall’altra c’è un’esiguo numero di piccoli “mammiferi”, spesso ai margini della catena alimentare attuale, che si appresta ad adattarsi per sopravvivere. Le eccezioni (ovvero i “celacanti” che, pur facendo parte a pieno titolo della fauna del Cretaceo, hanno dimostrato di avere le qualità adatte per sopravvivere all’estinzione) sono decisamente poche.

Martedì sera sono stato invitato alla tavola rotonda: “Bitcoin: quale futuro per la moneta virtuale?”, promossa dallo studio legale Hogan Lovells, in “telepresenza” simultanea tra gli uffici di Roma e Milano. Lo studio legale in questione ha dato dimostrazione di grande attenzione al tema, le presentazioni introduttive sono state di ottima qualità e la scelta degli ospiti è stata decisamente adeguata. Ha colpito molti dei presenti, tuttavia, l’assoluta incapacità di rendersi conto delle proporzioni del fenomeno da parte di alcuni enormi “dinosauri” presenti, come un altissimo dirigente di Moneygram e un pezzo grosso di Banca d’Italia. Il primo ha spiegato come la società che rappresenta non sia minimamente preoccupata dall’emergere del fenomeno Bitcoin: “Già oggi facciamo transazioni in dollari, euro, yen e altre valute”, ha spiegato, “se il bitcoin diventerà una valuta importante non ci metteremo nulla a offrire anche quella scelta nei nostri servizi di trasferimento”. Certo … e soprattutto sarà facilissimo caricarci sopra il 10% di commissioni, quando qualunque utente è già oggi in grado di trasferire bitcoin a costi praticamente nulli a controparti che si trovano in qualunque parte del mondo! Il secondo ha sfoderato il solito armamentario di luoghi comuni sulla “necessità di proteggere i consumatori” con stringenti controlli e regolamentazioni sul fenomeno. La classica petizione di principio relativa al controllo statale di una tecnologia nata per essere intrinsecamente resistente al controllo statale, condita con moltissime nozioni oramai totalmente superate (cosa abbastanza facile, in questo campo, che vede uno scenario di autunno 2014 oramai completamente rivoluzionato rispetto a quello di soltanto un paio di stagioni fa).

A margine di questo incontro mi sono trovato con alcuni dei principali esponenti delle imprese italiane (la maggior parte delle quali è ovviamente incorporata FUORI dall’Italia) che operano su tecnologia Bitcoin, ed è iniziata un’interessante discussione sulla possibilità di organizzare insieme una prima “business association” del settore, da allargare successivamente a livello internazionale. Lo scopo principale sarebbe quello di coordinarsi per fare fronte comune nei confronti di tutti quegli ostacoli che le istituzioni politiche e (pseudo)finanziarie proveranno a mettere sul nostro cammino, in una disperata lotta per rimandare l’inevitabile: una battaglia disperata, la loro, che sebbene sia già persa in partenza sul lungo periodo, può recarci diversi fastidi nel breve, arrivando anche a danneggiare pesantemente le imprese e i progetti che stanno fiorendo in questo ambito. Mentre si discuteva di tematiche organizzative, politiche, logistiche e legali, è emersa subito l’unanime volontà di fare qualcosa che nessuna associazione, nemmeno in ambito “cryptocurrency” e “blockchain technology”, ha mai fatto prima: usare le tecnologie in questione per gestire la nostra stessa organizzazione. Il piano che abbiamo steso, tanto ambizioso quanto pragmatico, è quello di adottare gradualmente le cosiddette piattaforme “Bitcoin 2.0” per definire l’appartenenza all’organizzazione ed i ruoli all’interno delle stesse. La visione di lungo periodo è quella di arrivare a costituire la prima organizzazione che utilizza dei “cryptoasset” per definire l’appartenenza e il ruolo all’interno della stessa, e meccanismi di “smart contract” per governare processi come l’accettazione (o l’eventuale espulsione) di membri, l’elezione (o l’eventuale impeachment) dei vertici, le votazioni sulle decisioni del gruppo o la gestione della cassa comune.

Insomma…a distanza di poche ore mi sono sentito a contatto con due mondi oramai totalmente separati, nella comprensione della realtà e nel destino. Da una parte i dinosauri che, stancamente, dominano ora il pianeta; dall’altra le piccole forme di vita emergenti che lo erediteranno. Sullo sfondo, in cielo, una grossa palla di fuoco che si avvicina rapidamente.

(Va comunque aggiunto, per correttezza, che alla riunione di ieri c’erano anche alcuni esponenti dei “celacanti”: pezzi grossi di oggi che si stanno meritatamente ritagliando un posto nell’ecosistema di domani!)

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2 thoughts on “Dinosauri e meteoriti

  1. […] neonata industria (qualche cenno all’idea e all’occasione lo trovate in un mio vecchio post). In sostanza si tratterà di un gruppo di pressione e di “ricognizione”, in grado […]

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