Cosa rimane da tassare?

Pubblicato su Liber@mente

L’annuncio continuo di tasse, balzelli, aumenti di tariffe e “contributi”, rischia di anestetizzare l’opinione pubblica, quasi come si trattasse di piogge ricorrenti o di altri inevitabili fenomeni naturali. Per rendere la misura dei livelli drammatici a cui arriverà quest’anno il trasferimento coatto di risorse dal settore produttivo a quello della politica e della burocrazia, è necessario provare a inquadrare la situazione in un’ottica di insieme, utilizzando i numeri stimati dalla CGIA di Mestre.

Cominciamo dai prelievi sulle prestazioni lavorative: quanti soldi in più si prenderà quest’anno il fisco dai sudati guadagni di dipendenti, professionisti, artigiani? L’aliquota base dell’addizionale regionale IRPEF è stata aumentata dallo 0,9% all’1,23%: oltre 2 miliardi e 215 milioni di euro.  La quota annuale di TFR eccedente ai 1.000 euro concorrerà al reddito complessivo, per un aggravio complessivo di 5 milioni di euro.  Un miliardo e 21 milioni di euro sarà l’aumento dovuto al passaggio dal 40% al 27,5% della deducibilità delle auto aziendali. Le aliquote contributive per la gestione separata INPS cresceranno in 6 anni dal 27% al 33%, per un aumento di un miliardo e 290 milioni di euro. Un miliardo e 63 milioni di euro proverranno dall’aumento dal 20% al 21,3% delle aliquote contributive per artigiani e commercianti.

Una parte di quanto rimarrà nelle nostre tasche verrà ovviamente utilizzata per i consumi: anche in questa fase il fisco farà sentire sempre più la sua ingombrante presenza. L’aumento più generalizzato sarà dovuto all’incremento dell’IVA: si stima sarà di 3 miliardi e 280 milioni di euro. Ovviamente non possono mancare i “sempreverdi” aumenti delle accise sui carburanti (e di conseguenza dell’IVA che paghiamo non solo sul valore del carburante, ma anche sull’ammontare delle accise stesse), per un totale di 4 miliardi e 645 milioni di euro. Nemmeno viaggiando con mezzi differenti è possibile evitare un nuovo “regalo” di oltre 130 milioni di euro al fisco: aumenterà infatti da 3 a 5 euro per passeggero l’addizionale comunale sui diritti di imbarco dei biglietti aerei, e di 1,5 euro la tassa di sbarco su isole minori. Un cenno a parte meritano poi le spese per i “servizi” erogati coattamente ed in monopolio dagli enti pubblici, le cui tariffe altro non sono che tasse a tutti gli effetti: un miliardo di euro in più se ne andrà solamente per l’aumento della TARSU.

Potremmo fantasticare, per assurdo, sul fatto che evitando del tutto di lavorare e di spendere riusciremmo a scampare agli aumenti del governo che vuole “salvare l’Italia” spremendo gli italiani: guardiamo allora alla tassazione su risparmi, patrimoni e proprietà. Cominciamo dal solito elenco populistico dei “beni di lusso”:  85 milioni di euro in più andranno al fisco per l’aumento di imposta sugli aerei privati, 200 milioni di euro per la tassa annuale sulle barche, 165 milioni di euro per la tassazione delle auto di potenza superiore a 185 Kw. Ma non potranno sfuggire nemmeno i possessori di automobili “modeste”:  100 milioni di euro in più di “contributo al servizio sanitario nazionale” peseranno sulla RC auto. Passando ai risparmi: 3 miliardi e 18 milioni di euro arriveranno dall’imposta di bollo su prodotti finanziari, altri 568 milioni di euro dal bollo speciale sulle attività “scudate” e dall’imposta sui valori detenuti all’estero.

Anche avere un tetto sopra la testa è considerato dal governo Monti un “lusso”: 3 miliardi e 400 milioni proverranno dall’IMU sulla prima casa, e ben 7 miliardi e 255 milioni dall’aumento dell’IMU sugli altri immobili (altri 98 milioni andranno aggiunti per quelli detenuti all’estero), dopo un aumento di valore catastale e di imponibile senza precedenti. Si tratta della più preoccupante tra le stangate previste, che rischia di mandare in crisi diverse famiglie e imprese (senza considerare le novità sull’“IMU-bis”).

Non dobbiamo tutta via lasciarci vincere dal pessimismo: poteva andare ancora peggio! Non tutte le fantasiose idee del governo in tema di tasse sono infatti andate in porto … almeno per ora. E’ momentaneamente rientrata l’ipotesi di introdurre un’imposta sugli SMS, così come quella di far rientrare nel reddito soggetto all’IRPEF le borse di studio in medicina (come peraltro già avviene nel caso di altre specializzazioni). Rimangono poi ancora solo dichiarazioni d’intenti le tasse sulle bibite gassate e sui “cibi spazzatura”. Conviene approfittarne, mangiando e bevendo finchè possiamo!

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