Articolo che parla di me su “L’Ultimo Camerlengo”

Pubblicato su L’Ultimo Camerlengo

Procede l’ascesa mediatica di Giacomo Zucco, il portavoce, così si definisce lui contestando la parola  “leader”, del movimento TEA PARTY ITALIA, dichiaratamente ispirato a quello nato in America e che tanti guai ha dato ad Obama – ma anche ai repubblicani – lo scorso anno al momento di autorizzare lo sforamento di bilancio.

Giacomo è un caro amico che, leggendo credo alcune cose che scrivevo, ritenne che ci fossero più punti di contatto che non di divergenza rispetto al movimento e mi invitò nel gruppo.
Giovanissimo, 28 anni, laureato in fisica, sposato, stipendiato, quindi uno di quelli che le tasse le pagano per forza, Giacono Zucco è un libertario, uno di quelli per i quali lo Stato non dovrebbe proprio esistere. Ma , intelligentemente, non ha impostato il movimento in questo senso, assolutamente minoritario, al di là delle convinzioni di ciascuno, ma suggerendo un respiro più ampio: la lotta alle tasse e la rivendicazione di una maggiore libertà delle persone.
Non dite subito che è una cosa banale…NON lo è nel nostro paese. Perché sono tantissimi quelli che, per debolezza, per mediocrità, per paura di non farcela da soli, auspicano uno Stato padre e pazienza se poi diventa anche padrone. Sono quelli che per avere maggiore sicurezza barattano volentieri la propria libertà. E il monito di Benjiamin Franklin che spiegava come un patto siffatto si   rivelerà un pessimo affare, perché le persone finiranno per aver perso la seconda senza veramente avere la prima, rimane inascoltato.
Quindi l’assistenzialismo a tanta gente va benissimo. E anche le tasse vanno bene, pensando che tanto a pagarle saranno gli ALTRI. E anche tra quelli che le pagano, perché dipendenti, salariati, c’è un duplice fosco pensiero: a) mal comune mezzo gaudio b) se le pagassero tutti, se ne potrebbero pagare di meno.
Il pensiero a) è meschino però ha anche una ragione pratica. L’impiegato che pensa così – ovviamente non tutti, lo abbiamo detto – fa un ragionamento pratico, che nasce da una bassa autostima (che magari avrà ragione di avere, chi siamo noi per smentirlo??): “IO , per quanto m’ingegni, non sarò mai in grado di assicurarmi con i soldi che guadagno, ancorché fossero di più nel caso pagassi meno tasse, tutta una serie di benefit che solo lo Stato pantalone mi può garantire…trasporti pubblici , asili , scuole, mense, sanità, pensioni, tariffe utenze ecc. ecc. Saranno anche scarsamente efficienti d’accordo , però sono a basso prezzo, e questo grazie alla fiscalità collettiva. Quindi meglio così”. In realtà questo discorso, al di là di condividerlo o meno idealmente, ha un suo vulnus: la fiscalità collettiva NON ce la fa, da sola, a pagare tutte quelle cose...e quello che manca lo Stato se lo fa PRESTARE, pagandoci fior di interessi. Il famoso debito pubblico, che ci hanno detto non più aumentabile. Anzi, va ridotto. Quanto alla convinzione b), quella per la quale basterebbe che tutti pagassero le tasse per pagarne di meno, bé basta fare due conti aritmetici per vedere che è una BALLA vergognosa. Nel 2010 lo Stato italiano ha incassato circa 400 miliardi di tasse. La spesa pubblica , quella che paga il famoso welfare, è stata di 720 miliardi. Domanda da problemino delle elementari : quale è la differenza tra entrate e uscite? Facile. 323 miliardi. Bene, aggiungiamo i famosi 120 miliardi che anche la portiera di casa di mia madre ormai sa essere l’ammontare dell’evasione fiscale (solo questa cifra sanno ! Non quanti sono gli “esodati”, non quanti sono i miliardi di debito con le imprese che avanzano soldi dalla PA, non quanti soldi si possono recuperare dalla spending review….SOLO quelli dell’evasione sanno a memoria!). Bastano per pagare il welfare?   Ovviamente la risposta è NO. Mancano sempre all’appello 200 miliardi di euro!! Allora, sta cazzata del pagare tutti per pagare meno la dovremo sentire ancora per molto?
Ecco, tutte queste cose, e molte altre, cercano di spiegare i giovanotti del TEA PARTY e tra loro Giacomo Zucco che ormai vanta al suo attivo diversi interventi televisivi dove si è sempre egregiamente comportato, ancorché spazi, tempi e uditorio non gli fossero MAI favorevoli.
Ultima buona performance quella a Robinson della Costamagna su RAI3, trasmissione in picchiata negli ascolti ma comunque in prima serata e sempre con un paio di milioni di telespettatori.
Zucco, in collegamento esterno, si doveva confrontare con quella santa donna della Cantone della CGIL, che se non altro ha il pregio di essere meno odiosa della Camusso (ci vuole poco a dire il vero).

Con estrema chiarezza e semplicità Zucco ha spiegato:

1) il sistema pensionistico italiano è una sostanziale truffa. I soldi dei contributi che ci vengono sottratti servono a pagare le pensioni odierne, non c’è nessuna assicurazione che CI SARANNO per la nostra domani. La riforma recente ha il merito di aver messo fine al sistema retributivo, assolutamente insostenibile. Ma resta il problema che non viene lasciata alcuna libertà di scelta al cittadino che NON può decidere come organizzare il proprio futuro. Decide lo Stato per lui.
2) la riforma del mercato del lavoro. Non piace alla Cantone e non piace a Zucco. Ma i motivi sono opposti. Per il Tea Party, di fatto l’imprenditore resta non libero di fare le scelte più opportune per l’azienda. Per la CGIL, lo sappiamo, ne ha pure troppa….”Meglio nessuna riforma che questa” ha detto Giacomo, e noi siamo d’accordissimo con lui (ma non solo noi, è lungo l’elenco: Alesina, Giavazzi, Ichino, ora Ricolfi…povera Fornero, quanto piangerà…).
Questi sono i temi toccati e su questo si è espresso il “nostro”, accusato di confusione dalla Cantone, con un sarcasmo che non ha in alcun modo irritato Giacomo che è rimasto sereno e pronto a replicare con garbo.
Grande.
Come detto, Zucco ha solo 28 anni, si sta facendo un’esperienza niente male a livello nazionale. Non ha la battuta pronta del toscanaccio Renzi ma ha il volto del giovane per bene (quello che è), molto lontano dal figurante arruolato dal Ministero per la pubblicità ingannevole sull’evasore parassita.
Non è nemmeno un imprenditore, un commerciante, un professionista, in altre parole, NON è l’evasore per eccellenza.
E’ uno che da un pulpito inattaccabile, quello di chi le tasse le paga TUTTE, può gridare al alta voce che sono TROPPE e che al cittadino devono essere lasciati più soldi del suo lavoro per decidere in modo ADULTO e AUTONOMO cosa farne.
Fu il Camerlengo a inventare “Giacomo Renzi”, e il tempo mi darà ragione.
Ecco uno stralcio del suo intervento a Robinson:

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