Intervista su “La Padania”

Pubblicato da Nicolò Petrali su La Padania

Se si parla di tasse, tante tasse, il più arrabbiato non poteva che essere lui. Giacomo Zucco, portavoce nazionale del movimento del tea party che qualche giorno fa è sceso in piazza a Milano per portare una proposta costruttiva e di stampo marcatamente liberale alternativa al prelievo fiscale esasperato. A Pagare il debito deve essere chi lo ha prodotto, cioè lo Stato e non i cittadini. Prima di spiegarci come, qualche giudizio di carattere generale.

Zucco, il suo movimento come ha preso questa manovra?

Per la verità Monti e i suoi sono stati decisamente bravi, a livello di marketing: nelle ultime settimane hanno fatto in modo che i più pessimisti se ne aspettassero addirittura di più, di modo che la manovra effettiva venga accolta quasi con sollievo da chi si era preparato a scenari persino peggiori (mega-patrimoniale straordinaria, prelievo forzoso dai conti corrente, divieto di utilizzo del contante al di sopra dei 300 euro, e così via). Ma al di là di questo trucco relativo alla percezione, la realtà dei fatti sul fronte delle tasse è davvero drammatica: un massacro per i possessori di case, un’ulteriore stangata su strumenti di risparmio e investimenti, aumenti sulle già insostenibili accise dei carburanti, un colpo di grazia ad alcuni settori merceologici “di lusso”. Senza contare lo spettro, vicinissimo, di un’ulteriore aumento dell’IVA, già molto più alta del resto d’Europa.

Un vecchio slogan diceva “anche i ricchi piangano”. Per ora a piangere è solo la Fornero, ma l’impressione è che non saranno solamente i ricchi a unirsi al ministro.

Assolutamente. Rideranno come sempre i politici, i burocrati, i banchieri irresponsabili, i falsi imprenditori della grande industria sussidiata. Tutti gli altri, ovvero coloro del cui lavoro i primi si nutrono in modo parassitario, piangeranno lacrime amare. Ma alla fine anche l’euforia dei primi verrà meno: una manovra come questa ci porta sempre più vicini a scenari di forte recessione e non allontana per nulla il sistema statale italiano dal rischio di default. In questo senso la manovra è suicida oltre che irresponsabile: un vampiro assennato sa che non gli conviene uccidere le sue prede, o non avrà più di che nutrirsi! Se il tessuto produttivo italiano viene definitivamente distrutto, anche i parassiti statali avranno un bel problema a reperire risorse.

Iva, addizionale regionale Irpef, Ici, tassa sul lusso, minipatrimoniale, no al contante e chi più ne ha più ne metta. Qual è l’alternativa alle tasse che propone il Tea Party?

Innanzitutto dismettere il patrimonio pubblico. I politici parlano tanto di “patrimoniale per ridurre il debito” … Noi siamo d’accordo, ma a patto che il patrimonio utilizzato sia quello di chi ha effettivamente contratto il debito: lo stato centrale e gli enti pubblici (locali e previdenziali)! Di modi per effettuare queste dismissioni ce ne sono moltissimi, anche tecnicamente molto elaborati ed indiretti … ma non ne è stato adottato nessuno. E poi ovviamente bisogna agire sulla ragione del debito: la spesa! Più della metà della spesa pubblica italiana non va in servizi al cittadino, ma in sprechi, malversazioni, mantenimento della struttura pubblica in sé. Da tempo si sentono piagnistei sui supposti “tagli” di questo o quel governo, ma la realtà dei numeri ci dice che la spesa è sempre e solo cresciuta: i soli tagli sono stati quelli (molto rari) alla crescita tendenziale della stessa!

Pensa che qualcuno abbia usato la crisi e la paura per rendere la medicina delle tasse più digeribile?

Un sistema statale immenso e pervasivo come quello in cui ci troviamo non potrebbe mai reggersi esclusivamente sulla coercizione violenta e sulla paura (elementi che pure non mancano), ma ha avuto bisogno di radicarsi per decenni nelle menti degli italiani, con la creazione di una vera e propria “Religione dello Stato”. E con la creazione dei soliti capri espiatori mitologici da additare: gli “speculatori internazionali”, “gli evasori”, “la destra”, “la sinistra”.

Dovremmo essere un po’ meno socialisti e più liberali come gli Stati Uniti insomma…

Assolutamente si. Anche perché senza libertà non c’è nessuna crescita, come hanno imparato a loro spese le vittime di tutti gli esperimenti socialisti. E senza libertà non esiste nemmeno equità: chi ha il potere di controllare la vita degli altri in nome dell’equità, ha sempre la sgradevole tendenza di finire per considerarsi “più uguale degli altri”, come i maiali di Orwell.

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