Intervista su “La Stampa”

Pubblicato da Carlo Lavalle su La Stampa

Debutto nazionale del movimento Tea Party Italia che, nato su ispirazione del più famoso fenomeno politico degli Stati Uniti, darà vita a Milano il 26 novembre ad un grande raduno in Piazza San Babila per denunciare il fisco oppressivo e l’invasione dello Stato nella vita dei cittadini. La mobilitazione chiama a raccolta una rete capillare di migliaia di aderenti e sostenitori in tutto il paese. Alla manifestazione parteciperanno anche Carlo Lottieri, dell’Istituto Bruno Leoni, Adriano Teso, già sottosegretario del I governo Berlusconi, Giancarlo Pagliarini, ex ministro della Lega Nord, l’attore Enrico Montesano e il sindaco di Pavia Alessandro Cattaneo. Al governo il Tea Party Italia chiede di non aumentare Iva, di non introdurre Ici e patrimoniale avviando un programma di liberalizzazioni e privatizzazioni. Giacomo Zucco, un giovane di 28 anni, laureato in Fisica e consulente informatico, è il loro portavoce. Lo abbiamo intervistato.

Il capo del governo Monti ha chiesto in Parlamento coesione sociale e rappresentando al paese una situazione di grave crisi, fino ad evocare il fallimento dell’Eurozona, ha parlato chiaramente di sacrifici che dovranno essere richiesti ai cittadini. Non siete d’accordo?

Dipende da cosa si intende per “sacrifici”: se un medico ci chiedesse se siamo disposti a subire interventi estremi è chiaro che vorremmo sapere di cosa si parla prima di rispondere. Siamo assolutamente d’accordo sul fatto che il momento è drammatico e che servono riforme coraggiose e sgradite a qualcuno. Non vogliamo però l’ulteriore impoverimento di chi produce ricchezza o l’ulteriore ingrassamento di quello statalismo che ci ha portati al disastro, quanto piuttosto la rimozione di tanti privilegi ingiusti e insostenibili.

Ecco lo statalismo è un vostro assillo. Stato cattivo e oppressivo da un lato e società buona e produttiva dall’altro. Non rischia di essere uno schema semplificativo o un alibi contro i cattivi comportamenti della società civile?

Sarebbe uno schema interpretativo troppo semplificativo se si basasse su ingenui presupposti antropologici. Non è che le singole persone che lavorano nel sistema statale sono tutte cattive o inefficienti mentre le altre sono tutte buone ed efficienti, gli uomini sono sempre uomini, e ci sono ovunque gli onesti e i disonesti, i capaci e gli incapaci. Il problema è che un sistema chiuso, monopolistico e deresponsabilizzato come quello statale tende globalmente ad esaltare i più disonesti, i più incapaci e i più svogliati, e a penalizzare i più onesti, capaci ed operosi. Lo Stato ha caratteristiche molto pericolose, per cui deve essere ridotto e mantenuto al minimo indispensabile.

Viste le premesse si capisce il vostro mal di pancia quando si tratta di versare tasse allo Stato. Intanto però c’è chi le paga e chi evade. Giampaolino, presidente della Corte dei Conti, in una recente audizione alla commissione Finanze del Senato ha calcolato che l’evasione fiscale in Italia vale il 18% del Pil. Non si deve intervenire?

Contrariamente a quello che si crede, meno di metà della spesa pubblica italiana arriva effettivamente al cittadino come valore reale del servizio finale: il resto si perde nella gestione stessa della macchina statale, negli sprechi, nella corruzione, nelle rendite politiche, nel parassitismo. Un operaio, per tutta la sua vita lavorativa, si vede prendere dallo Stato più del 60% del suo reale valore di mercato ma se poi sua moglie deve fare un’ecografia, spesso deve rivolgersi comunque ad una clinica privata, se vuole evitare che l’ecografia venga fatta quando il bambino è già alle elementari.

Perciò chi evade le tasse secondo voi è giustificato…..

Non è questione di giustificare, ma di guardare ai veri problemi. Questo dei “malvagi evasori” è un tormentone che lo Stato usa per sviare il discorso. Quante persone entrano in un ristorante, ordinano cibo costoso ed escono senza pagare? Pochissime, eppure sarebbe relativamente facile farla franca. Con le tasse è diverso, perché non sempre sono una richiesta percepita come equa o come sostenibile: l’evasione diffusa è un prodotto dell’attuale oppressione fiscale, non viceversa. Il problema è la richiesta fiscale iniqua e insostenibile.

Non vi pare corretto che in un momento di difficoltà economica chi più ha deve contribuire di più? Italia Futura, l’associazione fondata da Luca Cordero di Montezemolo, sostiene che occorre introdurre una imposta patrimoniale permanente sui grandi patrimoni.

No, non ci pare giusto che “chi più ha deve contribuire di più”. Si tratta di un ragionamento che annulla completamente il principio di responsabilità ed è stata proprio l’assenza di responsabilità a creare questa crisi potenzialmente devastante. Se io sbaglio, sperpero i miei soldi, mi indebito con gli strozzini, ecc., e poi faccio in modo che sia sempre una terza persona che non può difendersi a pagare al posto mio, la cosa non è né giusta né risolutiva: io sbaglierò sempre di più fino a che sarà possibile scaricare sui più deboli. Noi siamo in questo pantano perché il sistema statale ha speso troppo per troppi anni per mantenere le sue clientele politiche e le sue caste privilegiate. A dover pagare adesso è proprio il sistema statale, oltre che ovviamente i suoi beneficiati. Noi proponiamo una patrimoniale sullo Stato, che da sola sarebbe sufficiente a coprire gran parte di quello stock di debito pubblico che esso stesso ha creato, o sulla “finta imprenditoria” sussidiata dalla politica.

Monti nel suo discorso di presentazione alle Camere ha affermato di essere favorevole ad una riduzione delle imposte su lavoro e attività produttiva, e contemporaneamente ad un aumento del prelievo sui consumi e sulla proprietà per sostenere la crescita senza incidere sul bilancio pubblico. Cosa c’è che non va in questa impostazione?

Se davvero si parlasse semplicemente di uno spostamento di carico fiscale da una tipologia ad un’altra di prelievo, a parità assoluta di pressione fiscale, la cosa non è certo virtuosa (la pressione fiscale deve essere diminuita, e molto, per liberare veramente la crescita!), ma non è nemmeno così insostenibile. Il punto però è che ogni volta che si sono introdotte nuove tasse per poi, forse ridurne altre, ci si è fermati sempre a metà del guado : più tasse. Se si tratta di una rimodulazione organica e ragionevole della pressione fiscale, attuata tutta in un colpo solo, allora si può anche ragionare.

Di patrimoniale neanche a parlarne……

Una tassa patrimoniale è una misura incredibilmente iniqua: incide su un patrimonio proveniente da reddito già tassato a monte e consistente in beni spesso già tassati (conti corrente, immobili oltre la prima casa, automobili, investimenti finanziari). Quindi si tratta di una tassazione due volte ridondante. Inoltre ci sono casi estremi in cui a grandi patrimoni corrispondono piccoli redditi. Si pensi ad una pensionata con una casa in centro ereditata dal padre. Una patrimoniale in quei casi costringe chi la subisce a vendere il patrimonio per poterla pagare.

Monti ha detto però che Italia ha un’imposizione sulla proprietà immobiliare bassa e che l’esenzione dall’ICI delle abitazioni principali costituisce una anomalia.

Noi rispondiamo a Monti che se vuole preoccuparsi di “anomalie italiane”, ha solo l’imbarazzo della scelta delle anomalie negative su cui sbizzarrirsi: dagli ordini professionali monopolistici, diretti discendenti delle corporazioni fasciste, alla tassazione sull’impresa tra le più alte nel mondo, dallo spaventoso labirinto di burocrazia che imbriglia la nostra economia, al potere senza limiti e senza controlli di entità come Equitalia. Se poi ci sono anche delle piccole anomalie positive, come il fatto che in Italia vivere in una casa di proprietà sia considerato come una legittima aspirazione e non come un comportamento immorale da punire con la tassazione, ben vengano.

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